martedì 28 aprile 2009

VERONICA E SUSAN, MANGIATELI TUTTI!!!

Veronica Lario ha dimostrato per l'ennesima volta di essere una vera Signora, degna della mia stima perlomeno. Molti di voi diranno "Beh, Veronica, se con questo consorte premier delirante d'onnipotenza ed erotomane proprio non riesci ad andare d'accordo, mollalo". Veronica invece fa di meglio, secondo me, fa quello che in Italia quasi nessun altro sembra più avere il coraggio di fare: dice apertamente a suo marito quello che pensa di lui, un po' approfittando della sua posizione privilegiata, un po' dimostrando carattere e consapevolezza di quelli che sono i suoi mezzi al di là del suo cognome da sposata. I suoi mezzi come persona quindi, come donna, e non come proprietaria di conto corrente o di tessera di partito, canoni che invece sembrano essere gli elementi che conferiscono dignità ad un essere umano secondo suo marito.
Le dichiarazioni che ha rilasciato (il CorSera è arrivato per primo, leggetele in attesa della versione integrale perchè la signora Lario esprime il pensiero di molti con l'eleganza di pochi) dimostrano che un'altra Italia sarebbe possibile, forse, se al governo ci fosse il coniuge femmina al posto del maschio. Della faccenda poco-di-buono-al-Parlamento-Europeo (per usare un eufemismo) discuterò un'altra volta.
Mi fa piacere segnalarvi una cosa che invece conoscerete già di sicuro, ma voglio essere ridondante. Immaginate un cosiddetto talent show superseguito, tipo X factor, Amici, eccetera. Come sono i loro partecipanti? In gran parte, dei fighetti, perfettini, muscoli scolpiti, pettinature così perfette ed immobili che sembrano rifinite col calcestruzzo. Altri non lo sono, ma sono comunque al massimo del loro splendore quando vanno in tv.
I provini di questi programmi in Inghilterra si tengono in diretta tv, e la signora Susan Boyle, 47 anni, si è presentata sul palco in tutta la sua sciatteria, immagine di una trascuratezza che forse dipende dalle condizioni economiche disagiate o da una scarsa cultura dell'immagine stessa.
E' arrivata derisa, se n'è andata regina della serata. Guardatela, anzi, ascoltatela.

lunedì 27 aprile 2009

1360

No, non è un numero come un altro, sebbene sia esprimibile anche come 2^4*5*17.
Non si riferisce al 1360 dopo Cristo del calendario Gregoriano.
Non è l'anno 2113 Ab Urbe Condita.
Non è l'anno 5119-5120 del calendario ebraico.
Non è l'anno 761-762 del calendario islamico.
Non è nemmeno l'anno della Pace di Brétigny, siglata da Edoardo III d'Inghilterra e Giovanni II il Buono di Francia, che pose fine alla prima fase della Guerra dei Cent'anni.
Tutto questo perchè in questo caso 1360 è numero di una proposta di legge del 2008 che "nasce dall'esigenza di attribuire a coloro che hanno partecipato alla seconda guerra mondiale un riconoscimento analogo a quello attribuito ai combattenti della guerra 1914-1918 dalla legge 18 marzo 1968, n. 263. L'istituzione dell'«Ordine del Tricolore» deve essere considerata un atto dovuto, da parte del nostro Paese, verso tutti coloro che, oltre sessanta anni fa, impugnarono le armi e operarono una scelta di schieramento convinti della «bontà» della loro lotta per la rinascita della Patria."
Come avrete capito, quella che ho citato è una parte della famigerata proposta di legge che equipara i combattenti partigiani ai repubblichini di Salò.
I genietti che, perdonate l'antitesi, hanno generato questo aborto, sono, in ordine alfabetico:

Giuseppe ANGELI, PdL
Lucio BARANI, PdL
Vincezo BARBA, PdL
Emerenzio BARBIERI, Pdl
Mariella BOCCIARDO, PdL
Stefano CALDORO, PdL
Carla CASTELLANI, PdL
Giuseppina CASTIELLO, PdL
Giampiero CATONE, PdL
Luigi CESARO, PdL
Carlo CICCIOLI, PdL
Paolo CORSINI, PD
Nicolò CRISTALDI, PdL
Marcello DE ANGELIS, PdL
Riccardo DE CORATO, PdL
Francesco DE LUCA, PdL
Melania DE NICHILO RIZZOLI, PdL
Aldo DI BIAGIO, PdL
Domenico DI VIRGILIO, PdL
Giovanni DIMA, PdL
Francesco DIVELLA, PdL
Giampaolo FOGLIARDI, PD
Gregorio FONTANA, PdL
Benedetto Francesco FUCCI, PdL
Vincenzo GAROFALO, PdL
Rocco GIRLANDA, PdL
Giorgio HOLZMANN, PdL
Amedeo LABOCCETTA, PdL
Carmelo LO MONTE, Movimento per le Autonomie
Giulio MARINI, PdL
Riccardo MAZZONI, PdL
Ricardo Antonio MERLO, Liberal Democratici Maie
Riccardo MIGLIORI, PdL
Franco NARDUCCI, PD
Giovanna PETRENGA, PdL
Roberto ROSSO, PdL
Luciano Mario SARDELLI, Movimento per le Autonomie
Souad SBAI, PdL
Valentino VALENTINI, PdL
Cosimo VENTUCCI, PdL
Pasquale VESSA, PdL
Marco ZACCHERA, PdL

In rosso, come avrete capito, ho evidenziato le anomalie. Possibile che Franceschini non sappia che tra i firmatari ci sono anche tre parlamentari del Partito Democratico? Ma questi signori sanno dove appongono le loro firme? Leggono prima o fanno la figura dei rincitrulliti davanti al venditore di enciclopedie porta a porta truffaldino? Se Berlusconi afferma "Non ne sapevamo niete" (ormai il delirio di onnipotenza è arrivato al punto che parla di se stesso al plurale), Franceschini che lo contesta non può fare altrettanto, soprattutto se è così facile rinfacciargli la stupidata dei suoi compagni di partito. Chi mi stupisce di più è Giorgio La Malfa però. Lo so, il suo nome non è nella lista, ma Ricardo Antonio Merlo appartiene al suo partito: come può il figlio di uno degli uomini più illustri della nostra storia recente, che era un antifascista totale ed un componente del Partito Repubblicano, accettare che una persona che lui stesso ha portato in Parlamento aderisca ad una cosa simile?
La Distopia è totale.

venerdì 10 aprile 2009

VOTA ANTONIO 1.0

In questi giorni si sta sventolando la bandiera "Fondi risparmiati all'Abruzzo", ma non è certo di oggi la richiesta del Comitato per il referendum, del Partito Democratico e di tanti altri di accorpare in un Election Day la consultazione popolare sulla legge elettorale e le elezioni per il Parlamento Europeo del 6-7 giugno.
Il Governo, al momento di ipotizzare le date, espresse un secco NO, il pressing della Lega che temeva e teme di perdere peso all'interno della sua coalizione fu troppo forte. Se il referendum avesse il risultato che i suoi promotori auspicano, il premio di maggioranza andrebbe alla singola lista e non alla coalizione di cui questa fa parte; al tempo stesso, sarebbe mantenuta la soglia di sbarramento e sarebbero vietate le candidature multiple dello stesso soggetto in più collegi.
Gli italiani sanno davvero come funziona la loro legge elettorale? Credo di no, e spesso non per ignoranza o mancanza di strumenti intellettuali per comprenderla. Forse perchè il suo stesso autore principale, l'attuale Ministro per la semplificazione normativa Roberto Calderoli, definendola pubblicamente una porcata, ha dato un'interpretazione realistica? Chi lo sa. Lungi da me l'intenzione di salire in cattedra, ma proverò a darvi qualche dritta.
Non esistono più i collegi uninominali: prima si sceglieva a regime maggioritario un nome e su un'altra scheda si indicava la lista, che andava ad attingere alla percentuale di preferenze destinate al sistema proporzionale. Oggi il sistema è sostanzialmente proporzionale, quindi si votano solo le liste, riempite a piacimento dai partiti. E' impossibile sapere a chi va il proprio voto, insomma, si conosce soltanto il nome del capo della coalizione. Il premio di maggioranza è per la coalizione che prende più voti, e le assicura un minimo di 340 seggi alla Camera dei Deputati; per quanto riguarda il Senato, il premio è assegnato su base regionale, in modo che la coalizione vincente abbia almeno il 55% dei seggi della regione in cui ha vinto. Le soglie di sbarramento per la Camera sono così fissate: la coalizione deve prendere almeno il 10% dei voti a livello nazionale, il partito il 2% se coalizzato, il 4% se così non è. Al Senato il conteggio è sempre su base regionale, ed è del 20% per la coalizione, il 3% per i partiti coalizzati e l'8% se non lo sono. Vi risparmio la descrizione del metodo con cui vengono distribuiti i seggi tra i partiti di una stessa coalizione e vi chiedo scusa se non sono stata abbastanza chiara, ma Calderoli nel chiamare porcata la sua opera le ha fatto addirittura un complimento.
Risulta evidente qual è il terrore della Lega: se da un lato desidera che un gran numero di elettori si rechi alle urne a regalarle le preferenze necessarie per sedere a Strasburgo coi suoi candidati, dall'altro immagina gli stessi elettori crocettare la casella del SI ai tre quesiti del referendum abrogativo. Non potrebbe più minacciare "Se non si fa questo salta tutto", "Se non otteniamo quello cade il governo", perchè appare chiaro che sarebbero i partiti più grandi, PdL o Pd a seconda degli esiti, ad accedere ai premi. I leghisti non avrebbero più un rapporto da pari con i colleghi del Pdl, sarebbero ridotti al rango di subalterni un po' rompiscatole e messi in un angolo. Roba che all'Umberto, al primo "Nemmeno se ne parla" di Fini, verrebbe lo sturbo definitivo. Altro che dialogo, amicizia e buoni rapporti.
Per evitare quello che dev'essere uno scenario da incubo ai suoi occhi, Maroni cerca in ogni modo di scongiurare il pericolo Election Day, e anche adesso che ci troviamo di fronte ad una catastrofe come quella dell'Abruzzo il suo impegno in questo senso non va scemando. A quelli che sottolineano l'importanza di risparmiare 450 milioni di euro, il Ministro degli Interni risponde che il risparmio sarebbe "...solo di 173 milioni e comunque i fondi per l'emergenza ci sono". Ok, le cifre sono diverse, ma non riesco a capire se per Maroni 173 milioni di euro sono una cosetta da niente o se semplicemente ritiene che l'interesse di un partito debba costare agli italiani tutti questi soldi; vada a dirlo agli abruzzesi che una parte delle loro tasse sarà destinata a soddisfare un capriccio leghista. Le risorse per l'emergenza ci sono? Bene, i risparmi siano allora utilizzati come sostegno ai disoccupati, alla ricerca, alle famiglie disagiate. Di cose da fare ce n'è eccome, ci parlano di continuo di sacrifici da fare per uscire dalla crisi e poi sprecano senza nemmeno cercare di dissimulare. Questa sarebbe la "politica del fare"?
Maroni più che badare agli Affari Interni del paese si dedica a quelli del suo partito... Ai lettori, anche a quelli che hanno votato per l'attuale coalizione di governo, chiedo: meritiamo davvero di assistere a faccende del genere? Ma soprattutto, dopo questa, li vorreste al Parlamento Europeo? Forse sarebbe meglio affidarsi al miglior principe che l'Italia abbia avuto, De Curtis: qui c'è da piangere, con lui la situazione non potrebbe che migliorare.
To be continued?..

mercoledì 8 aprile 2009

SE LA TERRA TREMA

L'Aquila, 6 aprile 2009, ore 03:32.
La città e buona parte della sua provincia sono ridotte ad un cumulo di macerie da un terremoto di 5,8 gradi Richter; alcuni paesini di pochi abitanti sono stati letteralmente cancellati dalle cartine geografiche. Tra gli altri, abbiamo conosciuto due nomi in particolare, Onna e Paganica, che sono soltanto ricordi per i sopravvissuti e tombe per chi ha avuto la sfortuna di trovarsi lì al momento del sisma.
Già, il sisma. Il sisma annunciato, il sisma denunciato, il sisma ignorato, il sisma che si guadagna l'attenzione del mondo intero distruggendo in modo indistinto vite, attività, legami. Il sisma che, come ogni disgrazia, riesce a tirare fuori il meglio ed il peggio di un popolo, tra solidarità e sciacallaggio.
I giornali e le tv hanno parlato di luoghi simbolo, di gesti simbolo, di persone simbolo. La piazza spettrale di Onna. I soccorritori che scavano a mani nude. Novantottenni che attendono una morte che non arriva lavorando all'uncinetto con una serenità d'animo che nemmeno il Dalai Lama.
Quello che ha colpito di più me, da studentessa, è il numero di morti alla Casa dello Studente, l'ostello che ospitava i fuori sede. Secondo fonti ufficiali, era stato costruito nel 1965 ed adeguato alla normativa antisismica di recente. Secondo la realtà vi sono morti moltissimi giovani perchè l'edificio è praticamente imploso, bello fuori e marcio dentro come molto di quello che l'Italia riserva ai suoi abitanti. Incredibilmente triste, quasi paradossale, per una città che vanta un ateneo prestigiosissimo, vecchio di quattrocentotredici anni, polo universitario d'eccellenza delle materie scientifiche. Teatro di morti assurde e di salvataggi che sono stati definiti miracoli, la Casa dello Studente di via XX Settembre a L'Aquila, così come la Prefettura, l'ospedale, ricorda quanto la precarietà sembri essere una regola costante in Italia. Lavori precari. Case precarie. Vite precarie. Sedi istituzionali, edifici pubblici che dovrebbero essere l'esempio da seguire per le costruzioni a norma di legge, si sono rivelati inadeguati dalle fondamenta. Magari non per ragioni tecniche, ma per mancanza di qualità dei materiali, perchè contrariamente alle disposizioni sono ospitati in strutture troppo vecchie quando non fatiscenti.
Alcuni si sono domandati quale sarebbe stato il bilancio delle vittime se le imminenti vacanze di Pasqua non avessero ricondotto a casa molti degli ospiti della Casa dello Studente. Io preferisco evitare di riflettere su scenari che sarebbero ancor più apocalittici di quelli che già conosciamo, mi limito a fare nel mio piccolo un invito a tutti, politici, giornalisti, gente comune: la legge c'è, applichiamola
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