giovedì 15 marzo 2012

A VOLTE RITORNANO

Riassunto delle puntate precedenti.

Un litro di benzina costa più di un’oncia d’oro.

La disoccupazione è alle stelle, soprattutto quella giovanile.

Le tasse a pioggia.

La stagflazione.

Lo spread.

Le lacrime del Ministro Fornero (non si dica che ho usato l’articolo davanti al suo cognome).

Alfano Segretario del PdL, convinto di avere davvero voce in capitolo nel suo partito (ok, potete ridere).

Gli stagisti di 43 anni.

Putin rieletto (rieletto, certo…).

La Camusso furiosa.

Landini sul piede di guerra (e quando mai?).

Marchionne sempre più marchionnesco.

Ikea che spia i suoi dipendenti (sì, proprio quelli sempre sorridenti vestiti con colori da Teletubbies).

Il primo compleanno di Lucio Dalla senza Lucio Dalla.

La campagna elettorale francese (allô, oui, est la France?).

La campagna elettorale negli Stati Uniti (yes, we can vs no, you can’t).

Michele Misseri che continua a ritrattare (Zio Michele, cortesemente, vaffanculo).

Sara Tommasi che vorrebbe emulare Cicciolina in politica (senza parole).

Domenico Scilipoti provvisto di sosia (ok, potete ridere di nuovo).

SILVIO BERLUSCONI NON E’ PIU’ PRESIDENTE DEL CONSIGLIO.

Io sono tornata.

E se tornasse anche lui?..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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mercoledì 6 aprile 2011

WHERE ON EARTH IS SILVIO BERLUSCONI?

Oggi è giornata di smistamenti.
Sarà la data?
All'Aquila, due anni fa, si smistavano i senzatetto.
Oggi a Lampedusa si smistano i cadaveri dei naufraghi e i sopravvissuti negli ospedali.
A Milano oggi si è tenuta l'udienza di smistamento del processo Rubysconi, un'adunata di giornalisti ed un vuoto pneumatico d'imputati.
Un paese smistato.
Dov'era oggi Berlusconi, il contumace nazionale?
Non era all'Aquila a raccogliere applausi che, sapeva, non sarebbero mai arrivati.
Non era a Milano, figurarsi.
Nemmeno Carmen Sandiego spariva così.
Silvio, dove sei?
Che domande.
A fare il bene del Paese, cribbio!
Quale sia il paese in questione rimane ignoto ai più.

martedì 29 marzo 2011

SE VOI FOSTE IL GIUDICE

L'Italia è una nazione di avvocati, attori e convenuti, il paese del "Le faccio causa!"
Nel 2009 il Consiglio Nazionale Forense dichiarava la presenza di ben 213.081 legali nel Bel Paese. Per non parlare del numero di processi pendenti, non solo a causa dell'inettitudine vera o presunta dei Tribunali ma anche della futilità delle ragioni per cui vi si giunge.
Gli italiani sono così affezionati al dibattimento da sentire il bisogno di averlo sempre a portata di mano, Un giorno in pretura, Verdetto finale, fiction invase da avvocati e togati. Persino La Settimana Enigmistica mette il lettore sullo scranno più alto del tribunale.
E' palese, in tv il contraddittorio giudiziario è un evergreen, e anche le tv del Premier da anni fanno compagnia agli italiani con Forum. Alla conduzione si sono alternate varie signore del tubo catodico: Catherine Spaak, Paola Perego e la sempiterna Rita Dalla Chiesa, attuale padrona di casa con un residuato de I ragazzi della 3 C, Fabrizio Bracconeri, ed un semisconosciuto, Marco Senise. La trasmissione del 25 marzo scorso rappresenta, secondo il mio modesto parere, una delle più gigantesche manifestazioni del soft power berlusconiano da quando questo è entrato in politica.
E' un programma che a prima vista pare insignificante, ma non lo è: è molto seguito dagli anziani e dalle casalinghe, fasce tra le quali si annoverano moltissimi elettori di Berlusconi.
L'effetto che ciò può aver avuto su molti telespettatori è riconducibile alla Legge di Thomas: in breve, essa spiega che un fenomeno è creduto vero nella misura in cui è percepito come tale. Banalizzando, non importa se un tizio che somiglia a Clark Kent non sa volare, se la sua vicina di casa pensa che lui sia Superman darà per assodata la sua capacità di farlo sino ad una plateale prova contraria.
L'argomento della puntata* non è casuale, la data della messa in onda nemmeno.
Tra il 25 marzo e il secondo anniversario del terremoto in Abruzzo ci sono meno di due settimane, e la ricorrenza del 6 aprile sarà certamente ripresa dei media.
Meglio ricordare agli elettori, agli italiani, che le cose all'Aquila sono a posto, così a posto che una signora che ha delle "botte di positività" vuole riaprire la propria attività, perché "hanno riaperto tutti, manca solo la mia!" e "tutti hanno le case coi giardini e coi garage". Marina, la finta aquilana in questione ha uno scatto d'orgoglio. "La terremotata afflitta non la voglio fare!": chiede a Gualtiero, il finto ex marito impiegato statale con la perversione per il risparmio, di finanziare la riapertura del suo negozio di abiti da sposa. Questi si oppone dicendo che c'è crisi, che a L'Aquila gli affari non girano più, ma ovviamente è un pauroso, un pessimista (comunista?).
Una figurante dal pubblico prova a ribattere alle bugie, ma viene zittita dal mantra "case, giardini, garage e macchine" di Marina.
Risalta particolarmente il tono di scherno con cui quest'ultima quale si rivolge a Gualtiero, reo di essere un dipendente pubblico, apostrofato con il disgusto che si userebbe ad un parassita. Uno col cui stipendio ci si pagano appena le bollette, che non è nulla in confronto all'imprenditrice rampante che non vede l'ora di rimettersi in piedi.
Il giudice ha dato ragione alla moglie, ma a chi interessa davvero dopo lo spettacolo osceno a sui si è assistito? Gli aquilani si accorgono dell'imbroglio, quella tizia non la conosce proprio nessuno, e poi che si inventa?
Il loro sdegno arriva forte e chiaro.
Da troppo tempo cercano di rialzare la testa come la fantomatica Marina, ma di ricostruzione nemmeno l'ombra, l'economia locale non riparte, non si riesce a riaprire gran parte delle attività.
La mistificazione e la propaganda, corroborate dal conflitto d'interessi, hanno raggiunto il loro apice in una piccola trasmissione televisiva, e c'è da chiedersi quante vittime abbia fatto in termini cerebrali.
Quanta gente può "ammorbidire" una puntata di Forum? Boh.
Quante casalinghe di Voghera credono che sia tutto vero? Ce ne sono, e tante.
Quante può impressionarne positivamente? Molte, con case, giardini, garage e macchine.
Quanto leggono queste persone, quanto si informano oltre la tv? Poco, pochissimo.
Qual è il livello culturale di chi guarda questo genere di programmi, e quanto è proporzionalmente rilevante a livello elettorale? Tristemente scadente, molto rilevante.
Quanto hanno inciso le reti Mediaset nel piallare verso il basso le passioni e gli svaghi degli italiani? Alcuni dicono molto.
Chi condannereste per parecchi di questi capi d'imputazione se non Berlusconi e gli italiani stessi, se voi foste il giudice?
La seduta è tolta, buonanotte.




*Avvertenza: è il link alla puntata di Forum di cui si è discusso. Fossi in voi, prima di premere play, mi accerterei di avere a portata di mano un secchio per il vomito. Il conato è garantito.

mercoledì 23 marzo 2011

LE DISAVVENTURE DELLA SIGNORA GARNERO

Ah, l'Italia.
Paese di santi, poeti, navigatori e sottosegretari.
Come Daniela Santanché, donna camaleontica a partire dalle generalità: il matrimonio col chirurgo estetico Paolo Santanché è stato annullato dalla Sacra Rota. Non risulta che si sia risposata, ma appare curioso che nonostante il pronunciamento del tribunale ecclesiastico utilizzi ancora il cognome del suo primo e sinora unico marito.
Si sa, l'accento finale alla francese è più fescion.
In AN a vario titolo dal 1995 al 2007, poi portavoce e candidata premier per La Destra, in seguito leader del Movimento per l'Italia, oggi de facto nel PdL, ha avuto una carriera politica in continua ascesa grazie ad un trasformismo eccellente.
Una prova?
"Le donne italiane devono avere la percezione che per Silvio Berlusconi le donne sono in posizione orizzontale e non verticale", diceva nell'aprile 2008.
Il 13 febbraio scorso ha dichiarato invece: "In piazza oggi non una manifestazione delle donne ma di una parte di donne, che come unico obiettivo hanno quello di mandare a casa Silvio Berlusconi [...] donne che, ancora nel terzo millennio sanno solo essere strumento di uomini. Peccato che a farle scendere in piazza sia solo l'odio nei confronti di un uomo e non l'amore per le donne stesse, che invece ritornano alla categoria delle donne per bene e delle donne per male, a seconda della loro appartenenza a una parte politica".
Pecca d'incoerenza, la signora Garnero (così è registrata all'anagrafe di Cuneo), e spesso.
Proprio lei, che difende la riforma Gelmini a spada tratta indicandola come esempio di meritocrazia e taglio agli sprechi, ha aggiunto una postilla di pura invenzione al curriculum: Master alla SDA Bocconi.
Una nota che spicca, certo, ma completamente falsa.
Questo è quanto sostiene la stessa Bocconi, che le lancia comunque un salvagente: "Abbiamo verificato e dalla nostra banca dati degli ex studenti non risulta che Daniela Santanchè abbia frequentato un nostro master. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve. [...] (la Sda) organizza di continuo seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate, e di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia, [...] ma non possono essere certo confusi con un master".
Master in che cosa, poi? MBA? Marketing e Comunicazione? General Management? Public Management? Non ci è dato saperlo.
Il mistero s'infittisce quando la signora Garnero accusa il settimanale Oggi, che ha portato alla luce il fatto, di diffamazione. Accuse ridicole, si difende. L'attestato è andato perso durante un trasloco: chiunque altro lo terrebbe in bella vista in salotto, ma lei no. Che altro aspettarsi da una donna così discreta?
Il dado è tratto, ora sta alla signora Garnero dimostrarsi la mujer vertical che sosteneva essere, in ogni senso, sino a poco tempo fa. Cosa farà se l'attestato non salterà fuori e il professor Carlo Brugnoli non ricorderà di averla mai vista?
La decenza e la meritocrazia, quella vera, mica quella gelminiana, gridano già dimissioni.
La signora Garnero, come suo solito, forse griderà e basta.

martedì 22 marzo 2011

SILVIO SOTTO LA MOLE (DI PROTESTE)

Silvio Berlusconi oggi è stato a Torino per presentare Michele Coppola, il candidato a sindaco del PdL alle prossime comunali.
Omino di plastica in puro stile PdL, di bella presenza e dalla comunicazione accattivante (ricordate i suoi manifesti elettorali alle regionali? Su le mani, come in discoteca), Coppola è in Forza Italia sin dai primordi del partito. I maligni sussurrano che sia la moglie Emanuela Riccio "quella coi soldi", ma il premier in persona si è scomodato per lui e questo qualcosa deve pur significare.
Presente ma non troppo su FB e su Twitter, il suo sito è ancora una banale vetrina.
Quello dello smunto Piero Fassino, a cui un sostenitore di Coppola vorrebbe lasciare, cito letteralmente dal gruppo ufficiale su FB, il testimonial delle campagne per la fame nel mondo, è zeppo d'informazioni, per non parlare della campagna elettorale "fatta in casa" ma mai invadente o di cattivo gusto del Movimento 5 Stelle con Vittorio Bertola, un nome che nel mondo di Internet è una garanzia, visto che lo conoce come le sue tasche. Probabilmente non sono belli da vedere e non hanno celebrato un matrimonio fescion, ma al contrario del pubblicitario rampante sono on line, eccome.
Non sottovaluto di certo Coppola, anzi, lo temo. Fassino ha avuto un grande successo alle primarie, ma Coppola è giovane e non vive a Roma da vent'anni, è più legato alla storia recente del territorio.
Non penso che Torino sposterà l'ago della bilancia a destra nel dopo-Chiamparino, ma spero che nessuno prenda sottogamba Coppola.
Un contestatissimo Berlusconi, nell'introdurlo ai torinesi, ha fatto il suo show e ha dimostrato che in testa ha sempre e solo una cosa.
C'e' bisogno di una scopa nuova, che scopi meglio, ha detto.
Il solito comico, insomma, che in serata a cena col fior fiore dell'imprenditoria torinese è passato dall'arrapato al commosso. Sono addolorato per Gheddafi e mi dispiace. Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente.
Un controsenso vivente, perlomeno leggermente confuso, vista la situazione internazionale.
Non vedo l'ora di sentire la smentita per bocca del ministro La Russa, nel suo gergo militare maccheronico.
Berlusconi intendeva dire non siamo in Libia per fare del male a Gheddafi perché abbiamo dato solo assetti, quindi aerei anti radiazioni (prendete nota, è il business del futuro, il Giappone e l'Ucraina ce li pagherebbero a peso d'oro).
Riesco ad immaginare anche la risposta di Gheddafi: Io quello lì non l'ho mai visto, è tutta un'invenzione dei giudici comunisti.

martedì 15 marzo 2011

UN DRINK CON IL TROTA

Durante la riunione del consiglio regionale lombardo di oggi i componenti leghisti di quell'emiciclo hanno deciso di prendere chi un caffé, chi un cordiale, chi un digestivo.
Peccato che la buvette del Pirellone non serva anche lassativi on the rocks, vista la ragione della migrazione verde dall'aula consiliare al bar.
Mentre il Trota e il suo banco brindavano (si sussurra che si facessero gli auguri ad uno scorfano fortunato, a cui una bella ricciola aveva fatto gli occhi di triglia) gli altri dentro ascoltavano e cantavano, mano sul cuore, l'Inno di Mameli.
L'ennesima bravata dei soliti leghisti? Sicuramente l'ennesima, certamente non l'ultima.
Se questo fosse accaduto in un paese normale, popolato da cervelli non anestetizzati, ci sarebbe stata una reazione forte.
Se un gruppo di parlamentari "scettici" dello Stato di New York si fosse assentato volontariamente durante la riproduzione di The Star-Spangled Banner, il resto del parlamento di quello stato avrebbe chiesto conto di quest'azione. Se fosse accaduto alla House of Representatives l'indignazione sarebbe stata dell'intera nazione americana.
In Francia ci sarebbe stato un apriti cielo generale.
In Italia tutto questo viene accolto con parziale indifferenza, come una manifestazione folkloristica qualunque.
Possiamo declinare sempre come folklore le azioni di chi da anni disprezza l'unità nazionale e l'idea stessa di nazione? Sì? Bene.
Direi di proseguire sulla medesima linea ed affidare a Cetto La Qualunque la carica di Presidente del Consiglio, a Palmiro Cangini il Ministero degli Affari Esteri e al cumenda Roberto Mercandalli il sottosegretariato al commercio estero.
Ciliegina sulla torta di questo quadro istituzionale comico?
Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica, of course. Da far ridere persino le trote.

IL CORAGGIO DI HOLLY E BENJI

Holly gioca la partita decisiva con una spalla distrutta, Julian Ross rischia l'infarto in campo per la stessa ragione, Bruce Harper prende pallonate in faccia di continuo per evitare i gol di Mark Lenders.
Seiya di Pegasus è pronto a dare la sua vita per la dea Atena, e come lui i suoi amici, che mettono da parte la corsa personale all'armatura d'oro per difendere la Terra.
Mila Azuki è una grande pallavolista, e va oltre l'invidia verso chi è più brava: l'ammira, e glielo fa sapere.
Spike Spiegel va incontro alla sua fine senza opporre una reale resistenza, perché Julia è morta, niente ha più senso ormai.
Kira non usa il Death Note con cattivi presupposti, cerca di rendere il mondo un posto migliore liberandolo dalla criminalità.
Goemon Ishikawa, compare di Lupin III, è il discendente fittizio di un guerriero ninja leggendario, un Robin Hood con gli occhi a mandorla.
A Candy ne capitano di tutti i colori, eppure sorride sempre, anche quando non ce ne sarebbe proprio alcun motivo.
Potrei continuare per ore.
Chi legge i manga non avrebbe dovuto avere bisogno della splendida lezione di antropologia culturale che il Professor Gerevini della Waseda University ha tenuto sulle pagine del Corriere della Sera.
Gerevini ha esposto allo sguardo dello straniero, agli istintivi e passionali latini, le ragioni dell'apparente vuoto pneumatico emotivo del Sol Levante.
Lo tsunami interiore dei giapponesi rimarrà tale: riservato a se stessi e, forse, ai propri cari.
Se vi aspettavate proteste ed assalti ai forni manzoniani da un popolo che trova sconveniente uno starnuto in pubblico, sbagliavate di grosso.
I giapponesi non cercano semplicemente di salvare le apparenze, nemmeno in condizioni di normalità. Hanno interiorizzato l'importanza dell'opinione degli altri nella vita degli esseri umani* grazie ad uno sconfinato senso dell'onore e della responsabilità, cose che ormai, dalle nostre parti, vengono considerate come secondarie.
Sono le cose che ci hanno tenuti incollati ad uno schermo televisivo o ad un volumetto che si legge al contrario. Estremizzate, certo, ma per questo più apprezzate da chi deve formare la propria personalità. Non erano solo il calcio o la pallavolo, ma anche lo spirito di gruppo, possibilità di essere amici di un rivale. Il desiderio di giustizia per tutti, l'amore assoluto, la resistenza, la sopportazione, lo stoicismo davanti alle difficoltà.
Questo è quello che i giapponesi cercano di essere da sempre, quello che tentano di trasmettere di loro stessi, della loro cultura: avrebbe potuto capirlo persino lo staff del Tg1, se non avesse perso il proprio tempo ad ammirare l'ordine delle code per una bottiglia d'acqua o per un po' di pane.